SPECIALE: NWOTHM - another Holy War!

01.03.2022

Gli Dèi fecero l'Heavy Metal e videro che era cosa buona; ma, come da tradizione biblica, il settimo giorno decisero di prendersi una pausa...

Quel giorno è finito. La Musica Dura, deflagrante e spontanea persino nell'urgenza di imitare i propri modelli più illustri, è tornata. In breve: l' Heavy Metal, quello...with balls (to the wall), è di nuovo fra noi. Rallegriamocene!
Più volte ho espresso titubanza nel riconoscere una nuova offensiva Heavy ligia agli archetipi e, al tempo stesso, vibrante e credibile; avrei potuto sbilanciarmi ed inneggiare alla "guerra lampo" a partire dal primo ascolto di soggetti come Iron Griffin, Trovao, Fortress e (degni) compagni, ma ho preferito contenere l'entusiasmo. La prudenza non è mai troppa. Nel momento in cui gli episodi si intensificano e le acciaierie iniziano a produrre materia tosta ad intervalli regolari, però, non è più possibile mantenere linee negazioniste.
Ascolti White Tower, reparto speciale delle forze armate elleniche, e il riffing quadrato di "Fuel along gunfire", "Find a way to rock" e "Spread the fire" ti catapultano indietro nel tempo, ricostruendo i sanguinosi scenari dominati illo tempore da U.D.O. e dai suoi temibili sgherri.

...E chi se ne importa se i martelli del drummer Teo Trochidis pagano il suono "arido" tipico dei giorni nostri, e se gli amplificatori non sono pilotati dalle chitarre grandiose di Mathias Dieth? Ci faremo bastare Gago Karapetian, perfetto replicante del Colonnello, che comanda il plotone d'esecuzione con le urla stridule della iena affamata!

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C'è da augurarsi che la Nuova Ondata del Metal Tradizionale non collassi per sua stessa mano: le uscite sono numerose, tanto che persino uno special tematico come questo si rivela insufficiente contenitore di "consigli per gli acquisti": ci limitiamo dunque a segnalare, senza entrare nei dettagli, che gli speed demons Solicitor si rifanno vivi da par loro con un 45, "All debts on death", vomitandoci in faccia un lato-A da Girone Infernale che avrebbe svettato anche sul loro impressionante album d'esordio. Cauti nell'organizzare il blitzkrieg, ma non meno vincenti, gli australiani Spectre ed i tedeschi Firmament, encomiabili studiosi di Thin Lizzy e Blue Oyster Cult, entrambi out now con appena un paio di brani a testa.

Per chi fosse, invece, in cerca di ebbrezze e pozioni dagli effetti psychedelici - poco conosciuti persino ai consumatori abituali di materia lisergica - , il Nuovo Continente presenta l'avventuroso e lunatico debut dei canadesi Kontact ("First contact"), con opportuna sfinge-spaziale effigiata sulla copertina!
Si muovono su territori sicuri ed offrono momenti godibili, seppure con qualità altalenante, sia Knight's Oath (inglesi) che gli elvetici Sin Starlett - rispettivamente sulle orme di Warlord e Judas Priest.

Ed ancora: il divulgatore NWOTHM Full Albums pubblica proprio in questi giorni la sua prima selezione in formato compact, limitata a 500 copie! "New age of steel vol.1" è, per quanto mi riguarda, un riassunto ben strutturato dell'imprevedibile fermento degli ultimi anni. Ad affiancare un appetitoso inedito dei Fortress, sempre una spanna sopra al "resto del mondo", i misconosciuti Phantom Spell calano l'asso con "Keep on running", una cavalcata melodica sulle highlands che del tu al mai dimenticato Gary Moore...di frontiera.

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Luzifer, dallo sguardo spettrale che scruta attraverso  un elmo nero-pece, simulano i passi pesanti di un orco minaccioso, con il singolo "Iron shackles". Anche le vedove di Witchkiller Medieval Steel si preparino dunque allo spargimento di sangue: questi misteriosi demoni armati di gladio sorgeranno dai loro sepolcri, il prossimo 25 marzo!

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Si cambia del tutto immaginario, con il nebuloso duo di nome Doublegeddon, che (ahimè) dribbla l'uscita in formato fisico, oltre alle più basilari informazioni biografiche.
Cosmonauti perduti nella galassia che fu dei Sacred Blade? Stranieri-senza-nome provenienti dalle nebbie del tempo? Inutile espandere la fantasia fino all'immensità dello spazio: prendiamo atto che "Geddon dangerous", presumibilmente partorito in gran segreto nei laboratori dell' Area-51, sfida a viso aperto i Gamma Ray ed il loro classico della fantascienza "Somewhere out in space"!

Duole non poter stringere tra le mani l'accattivante copertina, magari in un formato che renda giustizia alla coreografia da confezione videoludica anni '80. Manca il brivido antico del presentarsi nel negozio di fiducia e pronunciare la formula magica: "salve, vorrei l'ultimo dei...". Resta ovviamente la musica, nel solo formato digitale - e stavolta, credetemi, non è poco.

"On the wings of a dinosaur" e "The nuclear winter" sono soltanto gli highlights di una serie di sferzate metalliche senza punti deboli; Doublegeddon sfreccia con sicurezza disarmante a cavallo di un meteorite, in una spettacolare tempesta di riff-saetta e ritornelli come non ne ascoltavamo dai tempi di "Ball of the damned" degli Scanner e del mitragliante "omonimo" dei Primal Fear.
Ma si sa: le Comete, quelle che squarciano il buio con lo splendore di centinaia di stelle, passano una volta ogni molti - anzi, troppi! - anni...

Massimo

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