INTERVISTA: Wyvern / Fausto Tinello, settembre 2003

20.10.2021

Investigare sui motivi per cui Wyvern, inossidabile power-metal-combo del Ducato, non sia mai riuscito ad ottenere un posto al sole nella cronistoria del metallo degli anni '80 e '90 è uno sforzo che possiamo tranquillamente risparmiarci: problematiche analoghe riguardano pressoché tutti gli acts italiani dell'epoca, con le eccezioni che tutti conosciamo...Death SS, Strana Officina, NecrodeathVanadium e pochi altri abitavano un pantheon diverso, c'è poco da fare.

Wyvern su Metal Shock, 1989. Collezione privata
Wyvern su Metal Shock, 1989. Collezione privata

Forse è proprio per questo che, quando un carissimo amico mi parlò per la prima volta dei Wyvern, quel nome mi sfuggiva. Anzi, non ne avevo mai sentito parlare, a dire la verità. La retrospettiva venne di conseguenza.
Sul finire degli anni '90, in un piccolo e fatiscente locale che chiamavamo il Rifugio (in realtà si chiamava 5150) e che offriva concerti poco affollati ma talvolta interessanti, ebbi l'occasione di assistere ad uno show dei Wyvern e, con la complicità del solito amico, conoscere finalmente di persona gli scudati. Una di quelle belle serate di una volta, all'insegna del divertimento...con la musica, la spensieratezza e la caciara. 

Se avete già letto l'intervista a Giacomo Gigantelli che raccolsi per Hammerblow nello stesso periodo, vi sarete accorti che queste chiacchierate con i veterani delle Italian Legions non hanno soltanto il merito di preservare e tramandare note enciclopediche sull'Heavy Metal nostrano: il linguaggio, gli eventi e le tappe, i nomi dei locali che ci hanno fatto trascorrere serate indimenticabili, la forma mentis di chi aveva DAVVERO vissuto l'epoca d'oro dei tumulti metallici (noi, si diceva, eravamo quelli che l'avevano soltanto "presa di striscio"!)...non posso fare altro che considerare tutto questo un valore aggiunto. Inestimabile, da un certo punto di vista, in quanto tramite autentico con un passato di cui, altrimenti, leggereste solo nelle vecchie ed introvabili riviste d'archivio...

Massimo

Klaus Byron parla di "Back to the ancient rage" su Metal Shock, 1989
Klaus Byron parla di "Back to the ancient rage" su Metal Shock, 1989

L'INTERVISTA

HB: Allora, Fausto! Cosa ne pensi del fatto che una fanzine giovane come Hammerblow abbia deciso di dedicare un articolo ai Wyvern, una delle band "dimenticate" del Metal Italiano?

FT: Ciao ragazzi, prima di tutto devo dirvi che ci ha fatto immensamente piacere sapere che ci sono realtà che amano come noi l'Heavy Metal ed anche che Hammerblow ci avrebbe dedicato un po' del proprio spazio. Pensiamo che la scelta sia caduta su di noi perché in qualche modo ci sentite in sintonia con il vostro modo di vedere ed interpretare la musica. Poiché so che siete fra i pochi averci visto suonare dal vivo ultimamente, penso anche che, più che averci "dimenticati", molte persone non hanno avuto mai l'occasione di sentirci, anche se suoniamo power-speed-metal dal 1985!

HB: Negli anni '90 i vostri demo circolavano in Italia, ma ricordo poco interesse da parte del pubblico [...]. Oggi, invece, la scena sembra godere di una nuova linfa vitale: come saprai, sono stati ristampati Adramelch, Spitfire ed altri dischi italiani senz'altro importanti. D'altra parte, Hammerblow dedica spazi a voi, a Giacomo Gigantelli ed altri. Forse questo ritrovato interesse deriva dal fatto che le nuove leve non sono all'altezza delle bands del passato?

FT: Fin dai primi anni '80 abbiamo seguito la scena metal Italiana, prima di tutto da veri fans; chi di voi si ricorda dei primi due festival metal in Italia? a Certaldo, con headliner i Death SS, ed a Gazoldo degli Ippoliti con i mitici Vanadium e Strana Officina! E poi gli Steel CrownSabotage, Gunfire eccetera. Noi eravamo già lì, pronti a partire. Per la seconda parte della domanda, non sono completamente d'accordo. Sì, è cambiato tutto, è vero, adesso ci sono più opportunità di quando si andava ad incidere il demotape in studi con pochi mezzi - anche se l'Italia rimane un paese indegno nei confronti dell'heavy metal...ma [...] le nuove leve valide ci sono, il problema è che spesso per emergere dalla moltitudine non basta fare una registrazione impeccabile. Occorre fare un disco che suoni esattamente come il mercato lo richiede, a volte ultra-compresso, a volte con i suoni "di plastica": questo, spesso, a discapito dell''espressività. Forse adesso si osa poco!

HB: A proposito di bands: c'è qualche gruppo con cui i Wyvern negli anni '80 avevano stretto una particolare amicizia o acceso una particolare rivalità? Vorrei anche un commento sulla tragedia che ha forzatamente interrotto la storia della Strana Officina...

FT: Negli anni '80 non è che si girasse molto la penisola! Ricordo un concerto a Genova, nell'immenso salone dei portuali. Le amicizie erano spesso con gruppi della nostra zona, ricordo i Black Ghost ed Helder e Silvio Stefanini, con i Raw Power e Ramses.
Proprio ad un concerto con i Ramses assieme a Davide Devoti (che poi avrebbe suonato addirittura con Vasco Rossi), il nostro cantante Fabio, che allora faceva il tecnico luci nei services, conobbe il Bissio, il nostro batterista, e da questa amicizia...cominciò la nostra storia.
Nei primi anni novanta eravamo addirittura nel fan-club dei Broken Glazz, ricordo che suonammo anche a Torino un paio di brani ad una loro convention.

Non ricordo, invece, particolari rivalità tra gruppi. Dopo i concerti si contava l'incasso e poi via tutti insieme [...] a farci una pizza, se ci stava. La scomparsa di Fabio e Roberto Cappanera è stata una cosa drammatica e gravissima, oltre che per le loro famiglie, per tutti quelli che hanno ascoltato ed amato la loro musica. Non li ho mai conosciuti personalmente anche se ricordo di averli visti tra il pubblico al Topsy di Livorno durante un nostro concerto...credo che a loro, come al mitico Yaco De Bonis ed a altri come il chitarrista Marcello Masi, andrebbe dedicato ogni disco metal prodotto in Italia.

ATTENZIONE alla prossima domanda, molto meno "innocua" di quanto sembra: è evidente che, in quegli anni, i ragazzi della mia generazione (avevamo circa 24-25 anni) erano abituati a rapportarsi con veterani della fede metallica ormai lontani dalle scene, poco interessati a prendere parte ad una "resistenza" che garantisse la sopravvivenza o, in alternativa, l'evolversi del genere. Diffidate di chi sostiene il contrario: il modo in cui posi la domanda seguente è la prova concreta di quanto appena detto. Fausto, invece, si dimostrò uno dei pochi che, a ben vedere, ci credevano ancora!

HB: Sai che Bud Ancillotti ha una sua band chiamata Bud Tribe, insieme ad alcuni membri dei Sabotage? [...] Che ne diresti di un concerto dei Wyvern insieme a loro?

FT: Ma come, mi chiedi se conosco i Bud Tribe? Con gli amici della pumpkin's crew abbiamo organizzato una mega festa di Halloween qualche anno fa proprio con Bud e tribù come headliner. È Stata una serata bellissima. Suonare con loro sarebbe per noi un grande onore!

HB: "The Red Flame of Pain" è un vinile ormai molto raro, le poche copie esistenti vengono vendute a cifre molto alte. Perché nessuno ha investito su una ristampa ufficiale?

FT: Bella domanda! Dovresti girarla a chi stampa dischi! Ultimamente sono girate alcune proposte: la prima dalla greca Unisound, che ha già ristampato il nostro "Back to the ancient rage": si trattava addirittura di una speciale edizione in vinile ad alta grammatura, con una copertina in stile più epico. Poi, a causa dell'ingente investimento per il "vinile + rimasterizzazione" si sono tirati indietro...magari ne faranno una versione su cd ma non ho ancora preso accordi per questo. Un'altra proposta mi era arrivata da Maurizio Chiarello della Underground Symphony; questa era davvero interessante perché si trattava di fare un doppio CD assieme al nostro nuovo "Lords of winter", poi abbiamo deciso di fare diversamente, anche a causa degli enormi costi per la SIAE. Tornando al vinile, al di là del prezzo probabilmente tenuto alto dai collezionisti, io penso che quel disco sia molto bello ed è stato anche votato come miglior disco italiano del 1990 da un sito austriaco. Dal vivo suoniamo ancora "Wyvern", una cavalcata di otto minuti e passa, ed anche "Behind Bar" dove parliamo dell'indifferenza e della emarginazione verso chi, dietro le sbarre, sta pagando per i propri errori. Ho visto un video di recente di una grossa band del passato ambientato dentro un carcere (credo che Fausto si stesse riferendo all'allora nuovo singolo dei Metallica, girato nel carcere di San Quintino - nda). Sempre in quel disco abbiamo fatto anche un brano contro la pedofilia.

HB: Parliamo della vostra terra d'origine, l'Emilia Romagna. Ho spesso occasione di visitare i luoghi della "bassa", dove riecheggiano le leggende di personaggi come don Camillo e Peppone [...], e ho notato la presenza di molti locali che danno spazio al Rock e all'Heavy Metal. Oltretutto, mi sono accorto che le persone, compresi gli addetti ai lavori, hanno in genere un atteggiamento più aperto e "amichevole" rispetto agli standard toscani. Non so se è chiaro l'argomento che voglio affrontare...

FT: Ok, ho capito: ti piacciono le lasagne, i tortelli ed i salumi! Devo anche precisare che la situazione non è ovunque cosi; in Emila ci sono zone, come le province di Reggio e Modena, dove è effettivamente cosi, a Parma siamo un po' più sfortunati perché i generi che "vanno" sono altri...le solite cover band rock-blues...e non lo dico per il genere, che mi piace anche; chi propone musica originale o comunque cover metal non trova spesso da suonare. Per quanto riguarda la cortesia, credo che tu abbia ragione. Anche l'esempio che hai portato, cioè la terra di don Camillo e Peppone, come ce li ha descritti prima Guareschi e poi il cinema, sono l'esempio migliore per capire l'essenza, i valori antichi ma validissimi, della gente di questa regione.

Nel complimentarmi con Fausto non solo per il suo impegno in qualità di musicista, ma anche per la sua disponibilità e affabilità, gli feci notare come tra le nuove-leve dell'epoca ci fosse una tendenza a sentirsi immediatamente "arrivati" e ad atteggiarsi di conseguenza...

FT: [...] Grazie per la considerazione come musicista ma, come sai, il bassista Heavy metal fa un lavoro molto sotterraneo...anche se a volte qualche "ciocco" di basso si sente; forse non merito tanto, diciamo che a forza di suonare qualche cosa la si imbrocca! Io mi considero una persona normalissima; ho il mio lavoro come tecnico Metal-meccanico ecc. Per quanto riguarda il credersi arrivati dopo poco tempo, quello è una cosa forse legata alla nostra italianità. [...] Se ogni musicista ci pensasse veramente, scoprirebbe che forse quelli che vanno ai concerti, che si sbattono per ore su un treno, che comprano i CD rigorosamente non masterizzati perché c'è la cover con una grafica eccezionale ed epica, oppure quelli che hanno tutti i tuoi lavori comprese alcune prove registrate o i concerti alla Casa Del Popolo o al teatro della chiesa...sono loro le persone da ringraziare! Anzi, a nome dei Wyvern vi ringrazio tutti, anche se non abbiamo mai sfondato!

HB: Abbiamo accennato al vostro demo "Back to the ancient rage", ristampato dalla greca Unisound; ho sentito svariate malelingue sul conto di quella label...cosa c'è di vero e cosa c'è di infondato?

FT: A dire il vero, quando il Panos di Unisound mi ha contattato, anche io ne avevo sentite diverse sul suo conto. Ma ho pensato che fossero solo chiacchiere...quello che è vero, invece, è che Panos ha avuto una grande idea: creare un magazine con allegato delle chicche "true metal" degli anni 80! (si riferisce ad una rivista greca che, a cavallo tra gli anni '90 e i 2000, usciva con ristampe semi-ufficiali a corredo, tra cui ricordo Heir Apparent, Apollo Ra, Sleepy Hollow e gli stessi Wyvern) Mi ha inviato un regolare contratto discografico con obblighi e diritti di ognuna delle due parti contraenti, dove erano scritte cose che Unisound ha mantenuto al 100%, senza nessun problema o ritardo; inoltre non ha creato nessun problema per quanto riguarda le scelte artistiche musicali e grafiche. Tutto questo lo ha fatto una etichetta greca, ci rendiamo conto? Quindi, per noi, esperienza positiva al 100%!

HB: Fausto Tinello, non il bassista dei Wyvern ma un metallaro parmense: cos'era la musica negli anni '80 e cos'è la musica oggi, per te?

FT: Che razza è il metallaro parmense!? Ho amato, all'inizio degli anni '80, tutto ciò che era duro o molto alternativo, senza un genere ben definito: dai Motorhead ai Saxon, agli Iron Maiden, in precedenza ho ascoltato molto i Rush ed anche Van Halen, ma anche il punk e la new wave. Il 3 luglio 1980 vennero gli Stranglers a Parma: erano primi in classifica nei singoli in Inghilterra...that's incredible!!! Una prima scossa è stata con il thrash di Slayer, Metallica e compagnia bella...poi i primi lavori degli Helloween e di certi gruppi tecnici come Watchtower e Annihilator. Gli anni '90 per me sono stati...i Dream Theater ed in genere il prog-power. Mi sono piaciute diverse cose dei Rage e Stratovarius, ed infine ho adorato le canzoni dei Wyvern...ma ovviamente in quest'ultimo caso non sono obiettivo, anche se spesso mi trovo ad ascoltare veramente i nostri brani, così, solo perché mi piacciono!

HB: Ricordo la vostra esibizione Firenze, al vecchio 5150 (locale che, al momento di questa intervista, non esisteva più. nda), quattro o cinque anni fa...ti ricordi che anno era, di preciso? Ci siamo divertiti un sacco quella sera, grazie ad un amico comune che ci presentò. Tornerete a far tremare il suolo fiorentino?

FB: Che caldo, quella sera! Era il 1999 (un lettore ci fa notare, invece, che il concerto si tenne nel maggio del 1998, nda) ! Abbiamo fatto proprio un bello show...e vi ringrazio per il calore dimostrato. Non mi meraviglia che il locale non ci sia più...la leggenda è infatti quella che ogni locale che ha ospitato i Wyvern abbia chiuso nel giro di un anno...addirittura dove abbiamo osato girare video, lì sono intervenuti i bulldozer radendo al suolo tutto. Un'altra leggenda che ci segue è il nome, che ultimamente è ultra-abusato: ci sono Wyvern svedesi [...], Wyvern turchi - i piu vecchi, ci sono dalla fine degli anni '80 -, Wyvern giapponesi, Wyvern francesi. Wyvern, il nome che nessuno all'inizio riusciva a scrivere! Ecco una breve carrellata di refusi tipografici su manifesti o giornali:

Wivern : un classico
Vivern : un must
Viwern : è accaduto
Wirevern : su un noto giornale
Wirerne :abbastanza fantasioso
Wywern: esageratamente "W"

...ma la vera chicca è stata al Topsy di Livorno (Fausto non sapeva che...anche il Topsy era già chiuso! nda), che comunque ringrazio ancora per l'ospitalità: "W i Verm"! Sì, era scritto "staccato", e con la M finale a me suonava tipo "viva i vermi" o qualcosa del genere. Ovviamente il sottotitolo era da favola: gli Iron Maiden italiani!

HB: Grazie infinite, Fausto, per questa intervista. Lascia il tuo messaggio ai lettori di Hammerblow...

FT: Il messaggio che porto da parte di tutti noi è quello di continuare ad amare il metal degli anni '80 e di non viverlo come una cosa legata al passato, ma come una cosa attuale, ricca di emozioni ed espressività. Non credete a quelli che vi dicono che il punk è per i teenager, il metal per i ventenni, il rock blues per i trentenni, il jazz per i quarantenni ecc.! Da come si stanno mettendo le cose, penso che suoneremo speed metal, fisico permettendo, per molti anni ancora...io ho 39 anni, il cantante Fabio 37 ed il drummer Bissio addirittura 42. Poi, dopo i ringraziamenti, voglio dare una notizia ad Hammerblow in anteprima mondiale: stiamo cambiando la line-up ed abbiamo già trovato un nuovo chitarrista al posto del Ciano (attualmente in forza agli Ancillotti, nda) che, per gli impegni aumentati della sua band Listeria, si è trovato costretto a lasciare i Wyvern. Noi lo salutiamo e lo ringraziamo. [...]
E grazie a tutti voi! Per saperne di più e per vedere le nostre ghigne, andate sul nostro sito www.wyvern.it ! Ciao Hammerblow!

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