INTERVISTA: Spitfire / Giacomo Gigantelli (2003)

14.10.2021
Gigantelli sul palco dell'ILA, luglio 2004. Foto Hammerblow
Gigantelli sul palco dell'ILA, luglio 2004. Foto Hammerblow

I lettori sapranno sicuramente perdonare l'ignobile qualità della foto che scattai agli Spitfire, durante l'esibizione all' Italian Legions Attack - evento tenutosi a Verona nell'estate del 2004, il cui ricordo ancora provoca sussulti emotivi tra gli headbangers più romantici. Realisticamente, questo era il massimo che le prime fotocamere installate sui telefoni-cellulari potevano fare!
Nessuno avrebbe potuto pronosticare, invece, la ricomparsa live degli Spitfire - bagliore sotterraneo del metallo italico degli anni '80. Non fino a quando la Andromeda Relix ripristinò (su compact disc, naturalmente!) gli appunti degli agguerriti barbari veronesi sotto l'argonautico titolo "Heroes in the storm", eroi nella tempesta, antologia di brani tuttora appetitosa e collezionabile.

E' chiaro che Spitfire fossero inquadrabili in tutto e per tutto, pur con le sistematiche imperfezioni di cui soffriva l'underground peninsulare dell'epoca, in quella deriva metallica travolta dallo tsunami Iron Maiden: la galoppante scansione ritmica di un brano come "Blade runner" (1984) è assolutamente probante, in tal senso.

"Heroes in the storm" vanta una porzione risalente al 1986, che si rivela di particolare interesse per il taglio epico nella sua accezione più visionaria, a tratti quasi psichedelica ("Stones of Venice"), che ridisegna la sagoma degli Spitfire facendone una sorta di risposta italiana ai metal-hippie Manilla Road!

All'epoca della release di "Heroes in the storm", Giacomo Gigantelli manovrava un ambiente impegnato a tributare la leggenda dei KISS, con tanto di cover-band frequentemente degustabile dal vivo. Quando ebbi l'occasione di vedere gli Spitfire in azione, realizzai che mi stavo concentrando più sull'analisi del metodo "bassistico"  di Giacomo che sulle sue apprezzabili doti di vocalist (il timbro, prevedibilmente, è in equilibrio tra Paul Stanley e Di'anno): Gigantelli non è l'incarnazione del bassista-rock stereotipato, sufficiente all'armonia basilare dei pezzi, ma un tessitore di arrangiamenti spesso valorosi, con le stimmate dello styling-Harris.

Quanto mi è stato possibile recuperare dall'archivio di Hammerblow 2002-2005, purtroppo, non è corredato da una data precisa ed è quindi piuttosto difficile ricostruire nel dettaglio la storia di questa intervista. L'articolo risale al 2003, elaborato dal sottoscritto a seguito del promozionale "Heroes in the storm" presso la nostra redazione di allora...

Massimo

L'INTERVISTA

HB: Ciao Giacomo, qui Hammerblow! Hai già dato un'occhiata al nostro sito?

GG: Certo che l'ho visto! Mi arriva una simpatica mail che mi dice che avete acquistato il nostro Cd e soprattutto che vi è piaciuto...cosa potevo fare se non essere incuriosito e onorato? Anzi devo farvi i complimenti per il vostro impegno nel promuovere il metal/rock, soprattutto italiano, utilizzando i mezzi che la tecnologia ci offre e della quale penso non si possa ormai fare a meno. C'è poi chi cerca di farlo nel modo migliore, come voi, ed altri che continueranno a fare schifo comunque...

HB: Prima le domande più imbarazzanti: un nostro amico (completamente folle) che vi segue fin dagli anni '80, mi ha suggerito di chiederti quali sensazioni provasti allorché, giunti gli Spitfire alla fine, prestasti la tua voce al demotape dei bolognesi Danger Zone...

GG: Ogni giorno scopro che c'è molta gente che si ricorda ancora di me e non posso far altro che ringraziare tutti i fans che mi scrivono ogni settimana. Chissà se il tuo amico di Firenze è quello che penso io! Salutamelo! Non penso si possa dire però "prestare", nel senso che l'avventura Spitfire si era conclusa da qualche tempo (era il 1986 mi pare) e mi arrivò una telefonata da Bologna, da un gruppo del quale avevo sentito parlare, e discutendo con la loro manager di allora capii che avevano grandi ambizioni...era quello che aspettavo, non mi interessava se dovevo cambiare città per vivere, ma avevo grandi ambizioni anch'io in quel momento e volevo provarci. Dalla prima prova sono diventato il cantante dei Danger Zone, un'avventura che mi ha portato più avanti a realizzare cose che non tutti in Italia sanno: super-produzione americana per un CD mai venuto purtroppo alla luce, tour di 4 mesi degli USA ecc., quindi non solo demotape...ma questa è un'altra storia!

HB: Il vostro CD, "Heroes in the storm", è uscito a sorpresa: tutto ciò è stato per volere della band o per volere dell' Andromeda - etichetta che, come sappiamo, predilige ristampe di vecchie indie?

GG: Per volere dell' Andromeda, naturalmente! Noi non ci pensavamo proprio più, quando Gianni della Cioppa, noto giornalista e critico musicale italiano nonché socio dell' Andromeda, ci chiamò per bere una birra in un bar del centro e ci espose l'idea di far rivivere gli Spitfire in un CD; siamo rimasti un po' perplessi, visto che ormai ognuno di noi aveva preso delle strade diverse, artistiche e non...ma ci siamo detti: non ci costa nulla e fa onore a ciò che avevamo fatto allora. Alla fine ci ha fatto un enorme piacere!

HB: "Heroes..." si divide essenzialmente in tre parti: il primo demo del 1982, il 45-giri datato 1984 e il demotape del 1986...che risulta più "americano" rispetto al vostro primo materiale (decisamente influenzato dalla NWOBHM). Oggi, nel 2003, sentiti libero di commentare quei tre periodi riproposti sul CD...

GG: Tantissimi di noi all'epoca sono stati influenzati dalla NWOBHM, non se ne poteva fare a meno! Fu una cosa talmente incredibile che ricordo come il cervello viaggiava alla velocità della luce in fatto di idee! Abbiamo scritto tantissime canzoni in quel periodo da riempire quattro CD di materiale inedito registrato in sala prova e dal vivo; ovviamente non eravamo dei draghi a suonare e questo nelle tracce dei primi anni si sente, ma le idee c'erano! Al contrario, adesso ci sono moltissimi gruppi con tanta tecnica (che ovviamente non guasta) ma con pochissime idee! Poi, nel 1984, ci avvicina la Minotauro Records che ci propone di fare un 45...volevamo che fosse per noi una specie di svolta e decidemmo di optare per una side-A che rispecchiasse quelle idee degli ultimi anni, mentre per la side-B qualcosa di più meditato, per così dire. Penso che sia stata un'idea azzeccata, visto che ci recensirono positivamente anche su Ciao 2001 senza che sapessimo niente, e molte radio-metal dell'epoca, tra le quali Radio Peter Flowers (con Marco Garavelli), ci spinsero fino ai primissimi posti delle loro classifiche addirittura scalzando gente che era lì con un album intero, tipo Vanadium. Il demo dell'86 fu fatto perché appunto eravamo maturati, musicalmente e tecnicamente, e qualcuno ci chiese del materiale nuovo per una possibile pubblicazione. Abbiamo registrato di getto quelle canzoni, anche se di lì a poco ci saremmo sciolti. Ma, credimi: ancora adesso, quando ascolto "Heroes in the Storm" o "Stones of Venice", a quasi 18 anni di distanza, provo ancora delle bellissime sensazioni! Sono veramente contento che qualcuno abbia deciso di pubblicarle!

HB: Tra i kids attualmente c'è una sorta di riscoperta (un po' forzata?) degli anni '80 e delle band da culto allora in voga; come ricordi la situazione dell'epoca? Secondo te, merita davvero di essere idealizzata oppure trovi poca differenza con lo status attuale?

GG: Ognuno ha i suoi miti del momento. Forse adesso è il momento degli anni '80...ho notato anch'io una certa enfatizzazione da parte dei giovani e sinceramente non può che farmi piacere. Ricordo che nei primi anni '80, quando iniziai a suonare, c'era invece il mito degli anni '70, tra i musicisti di allora (Deep Purple,Led Zeppelin,Kiss ecc). Trovo invece difficoltà a capire se esisterà mai un mito degli anni '90 e poi quello del 2000 men che meno...penso che i ragazzi di oggi, musicisti e non, siano comunque meno stupidi di quello che si pensa!

HB: C'è un momento, nella vostra storia, che ti piace ricordare, oppure un aneddoto particolarmente interessante?

GG: Mi piace ricordare quel festival-metal di Napoli, dove suonarono un gruppo del luogo che mi pare si chiamasse Wizards, poi noi, Strana Officina e Vanadium...durante il soundcheck feci col basso tutta "Phantom of the Opera" degli Iron con Mimmo Prantera dei Vanadium che mi guardava perplesso...fu un bellissimo concerto, con tanta e bella gente...fu lì che capii quale sensazione provavano i grandi gruppi, quando suonavano live ai festival!

HB: Metal Italiano: uno degli argomenti più discussi da quando Labyrinth, Rhapsody ecc hanno invaso la scena. Un commento sull'attuale Italian-Metal?

GG: Mah, io penso che tutti debbano, soprattutto con la musica, esprimere ciò che sentono. Se i gruppi di adesso suonano un determinato metal invece che un altro, buon per loro...se continuano a farlo vuol dire che gli piace, oppure che in qualche maniera alla gente piace [...]. Ti faccio un esempio: ho avuto modo di collaborare con un ottimo gruppo italiano chiamato Arthemis, prodotto dall' Underground Symphony e che vende notevolmente anche in Giappone (hanno addirittura un loro sito in giapponese!)...ebbene, sta per uscire il loro terzo album e, guarda guarda, mi hanno messo dentro dei brani con ispirazione anni '80, nonostante permanga il loro stile speed metal moderno. Insomma, a parte questo, a me importa che un gruppo creda in quello che fa, ma che lo faccia con professionalità e umiltà! Se tutti i gruppi fossero come gli Arthemis, che rispecchiano in pieno queste due cose, allora appoggio in pieno il metal italiano attuale e auguro a tutti di fare successo!

HB: Rimaniamo in tema made in Italy: la stampa. Sono finiti i tempi delle seminali recensioni di Beppe Riva, Bergonzi ecc! L'altro giorno mi è capitato di leggere un numero dell'attuale Metal Shock e in particolare la recensione dell'ultimo Saxon, raccolta di brani rivisitati dalla line-up attuale. Stroncato di netto...e con quale motivazione? "I brani rimasterizzati (!?) non presentano differenze sostanziali con le prime versioni"! La prima cosa che ho pensato è che il recensore in questione non avesse neanche sentito il CD! Puoi commentare?

GG: Grandi Riva e Bergonzi, giornalisti così non ce ne sono più! Quelli attuali risentono anche loro di essere giovincelli...se ad uno pseudo giornalista che "non ha tanto tempo" danno in mano l'ultimo dei Saxon e l'ultimo dei Linkin Park, secondo te con quale perderà il poco tempo che gli resta da vivere? Si è capito che a me non piacciono tanto i giornalisti? Oddio, non generalizziamo ovviamente!

HB: C'è una canzone su "Heroes in the storm" che ritieni più rappresentativa del sound degli Spitfire? [...]

GG: [...] A me piace molto "Stones of Venice" perché racchiude l'anima degli Spitfire di quegli anni; una ballata molto sentita ma con un bridge che fa capire che la stanno suonando dei ragazzi molto "incazzati"...eravamo e ci sentiamo ancora dei veri rocker!

HB: Ok Giacomo, grazie infinite per il tempo che hai dedicato a questa intervista! Manda il tuo messaggio personale ai lettori di Hammerblow!

GG: [...] Sono stato veramente contento di rivivere insieme a voi questa magnifica esperienza degli Spitfire! E ai lettori dico solo questo: ragazzi, non rimbecillitevi con tutto quello che vi passano i media, ma andate oltre! Ascoltate il passato della musica internazionale e soprattutto italiana, non soffermatevi solo sul metal! Da tutto c'è da imparare! Ma, soprattutto, continuate a seguire sempre Hammerblow che tanto sta facendo per valorizzare una parte importante di storia passata e recente del metal italiano! Grazie Hammerblow! [...]

...parola di Giacomo Gigantelli! ;)

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