SPECIALE Trouble: un Sabba per gli anni '90...

19.02.2021

Da feticci degli adepti del doom a responsabili di un cambiamento sconquassante. Quella dei Trouble, il cui curriculum reclama ancora le dovute onorificenze, è una parabola ben nota ai cultori del genere, ma che non è mai riuscita ad ottenere un'esposizione che andasse oltre la nicchia die-hard. Avvolti nella tenebra sonora dei primi Black Sabbath, Trouble recuperano dalla band di Iommi & Osbourne anche il vezzo dei tempi pachidermici, diventandone quasi una continuazione filologica.
Nel 1989, la svolta, dopo tre pregevoli pubblicazioni ufficiali: il contratto con Deaf American Recordings produce un sodalizio con il peso massimo della console Rick Rubin, esalazione sulfurea che eleva la proposta musicale dei Trouble ad un livello assolutamente nuovo. L'album omonimo del 1990 è, forse, tutt'ora la punta di diamante (nero) nella discografia di questa sottovalutata band, nonché l'inizio di una riscoperta dello Iommi-sound che verrà modellato, filtrato ed aggiornato a seconda delle correnti di pensiero.
Il binomio Trouble/Rubin anticipava infatti la costituzione di certi filoni postmoderni, con un assalto micidiale la cui cifra sabbathiana non era stabilita da aperture epiche e solenni (Candlemass) né da lugubri ed eccessive dilatazioni delle forme (Cathedral):
 il nuovo corso dei Trouble è all'insegna del culto della blue note, delle postille che citano più o meno esplicitamente i paradisi allucinogeni di Cream, Beatles e del nume Hendrix.

il singolo dall'album "Trouble" del 1990

MANIC FUSTRATION (Deaf American, 1992)

L'esplosivo binomio alza ulteriormente il tiro e l'asticella dell'autostima ("...i nuovi brani sono migliori di questi!", dichiarò la band sulla rivista Metal Shock, poco dopo l'uscita di "Trouble") con il successivo "Manic Frustration", un catalizzatore di riff schiacciasassi e suoni decisamente raw, cui l'apporto di Rubin inietta una potenza ancora più devastante. "Manic Frustration" è un disco che guarda contemporaneamente al futuro imminente e al passato remoto, che sfoggia un eccesso di decibel ai limiti dello scandalo, ma lavora sugli elementi più radicali, psichedelici e bluesy che ispirarono i pionieri dell'hard.
Dalle iniziali, accattivanti misure di "Come touch the sky", i brani si susseguono senza soluzione di continuità, in un uragano di riferimenti a "Foxey Lady" e ad "Hole in the sky", schermaglie chitarristiche (il duello di fendenti pentatonici su "Memory's garden" è mozzafiato) ed altre diavolerie che, a ben vedere, riscrivono ex novo le regole di un intero genere. Il singolo "Tragedy Man" e "Mr. White" sono composizioni di alto livello che stanno lì ad attestare quanto il retaggio degli '80 non fosse ancora del tutto sopito, nell'anno in cui molti illustri si accomodarono definitivamente sul carrozzone del grunge.
Completano la retrospettiva in salsa postmoderna (questo è, di fatto, "Manic frustration") la ballata flower-power dal semplice titolo "Rain" e la più estesa "Breathe", meraviglioso e rarefatto affresco conclusivo dal manto pinkfloydiano.

il videoclip ufficiale di "Memory's garden"

ONE FOR THE ROAD (JWM Intl, 1994)

Orfani del corpulento deus ex machina (non verranno citati neanche nella sua biografia ufficiale!) e del sostegno della sua Deaf American, Trouble rilasciano un inedito di cinque brani durante il tour di supporto a "Manic frustration", in un'edizione di appena 1500 copie che la Reborn Classics provvederà subito a ristampare in uno dei suoi loschi bootleg.
Con "One for the road", la band americana tenta di ricalcare la patina sonora del vate Rubin, modernizzando ancora di più le intenzioni compositive e sconfinando talvolta in un territorio che poco appartiene ai ferventi del metallo: "Another day" e "Requiem" (splendida nelle sue trame strazianti) sono effettivi flussi alla Alice in Chains, mentre l'ombra di Tony Iommi ricompare nei frangenti più

heavy, si ascoltino "Goin' home" e l'ultra-metal di "Doom box". La voce di Eric Wagner è calda, priva di artefatti, tanto in questo rarissimo e curioso extended quanto nell'album già commentato.

Lo scopo di questo articolo è quindi stimolarvi alla ricerca e all'ascolto di due titoli tutt'altro che insospettabili, a dare una possibilità ad una porzione dei Trouble troppo facile da liquidare per una coscienza Heavy Metal tout court. Gli ultimi rintocchi di "One for the road" accennano l'immortale tema di "Purple haze", e ciò vi basti.

Massimo

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