SPECIALE: ROCKA-RO-MANIA! Storie & leggende di Rock rumeno (PRIMA PARTE)

04.02.2022

NON E' LA RUSSIA

Volendo introdurre la storia del Rock per come si è sviluppata in qualunque Paese Est-Europeo, sarebbe necessario ripetere pressappoco gli stessi concetti espressi nella lunghissima retrospettiva sul Metal Sovietico - che mi auguro abbiate letto. La Romania, che non rappresenta certo un'eccezione, ha rallevato entro i suoi confini un coven di bande che l'Heavy Metal (e materie stilisticamente limitrofe) l'hanno raggiunto, suonato, inciso e portato orgogliosamente sui palchi - per quanto possibile - persino in tempi affatto "distesi".
In modo del tutto analogo all'Unione Sovietica, nel regno di Nicolae Ceausescu una pesante censura frenava più l'attitudine ribelle dei rockers che la Musica stessa: la barriera culturale eretta dal Conducator puntava ovviamente il dito contro l'Ovest, riducendo allo zero assoluto la penetrazione di materiale fonografico occidentale (da cui la diffusione interna di stampe bootleg!) e arginando, con ogni mezzo, l'influenza britannica che i musicisti rumeni dell'era post-beat stavano rapidamente assorbendo.

in studio col "Maestru de sunet" (foto dal web)
in studio col "Maestru de sunet" (foto dal web)

Abbiamo già accennato al monopolio Statale sulla produzione discografica, raccontando la tormentata rock-story dell' URSS: in Romania, la Electrecords era a tutti gli effetti l'equivalente di Melodiya, un organo corazzato con pieni poteri, l'occhio vigile in grado di decretare CHI avrebbe potuto godere di una pubblicazione, CHI NON sarebbe andato oltre il brivido effimero dell'incisione professionale (ricordate gli unreleased russi?!) e chi, in un modo o nell'altro, poteva essere considerato pericoloso per la credibilità dell' Ideologia...o del Partito - scegliete la chiave di lettura che preferite.

Theo Negrescu, detto "Fredy" (foto dal web)
Theo Negrescu, detto "Fredy" (foto dal web)

Vietato esprimersi nella lingua del nemico! Ma il Rock n'Roll cantato in rumeno suscita, naturalmente, le stesse perplessità che ho già esternato altrove, a proposito di altri idiomi. Non vale inoltre la pena, lo ripeto, mettere sullo stesso piano la discografia suggerita in questo tipo di "articoli a tema" con quella europea o americana: salvo casi sporadici, il confronto sarebbe impietoso e quasi sempre a svantaggio degli artigiani della musica elettrica localizzati ad Est. Comunque, e a loro modo, valorosi.

Le analogie si sprecano: anche nel microclima ipercontrollato della Romania Comunista troveremo eroi che hanno precorso i tempi, bande che hanno lambito la Forza del Metallo solo occasionalmente, più per marketing che per vocazione, lyrics arrangiate con discutibile perizia, ed altri luoghi comuni...a noi (ormai) noti. 

Memori di Victor Vekshtein e delle sue rocambolesche manovre, non possiamo fare a meno di citare la figura cardinale di Theodor Negrescu, luminare delle strategie-in-studio e stimato "maestru de sunet" (maestro del suono). Prelevato dalle fila di Radio Romania, Negrescu approderà nel 1956 all' Electrecord e sarà responsabile, indistintamente, di TUTTE le produzioni di quella marca. Ovvero, di ogni release certificata menzionata in questa retrospettiva, almeno fino alla caduta del Regime, distinguendosi in un ruolo prettamente tecnico piuttosto che intraprendere avventure manageriali sulla scia del buon Vekshtein.

uno scatto classico dei Phoenix (foto dal web)
uno scatto classico dei Phoenix (foto dal web)

SULLE ALI DELLA FENICE

Quello che invece mi ha sorpreso, fin dall'inizio di questa ricerca, è l'elevata qualità dei musicisti operativi in territorio rumeno fin dagli anni '70, nonché l'originalità e la freschezza delle loro proposte. I russi, in quei giorni, potevano stare soltanto a guardare!
Fu un rivenditore di quelle parti a suggerirmi l'approfondimento dei PHOENIX, addetti alla forgiatura di un incredibile rock-progressivo onirico, largamente contaminato da immaginifiche trame folk; ma all'album "Mugur de fluier" (1974), pietra angolare della loro discografia, preferisco di gran lunga il successivo "Cantafabule" ("Cantofabule", in alcune edizioni), in cui convergono per la prima volta potenti formule hard perfettamente strutturate, e dove la ritualità pagana è riprodotta attraverso emanazioni ossessive e sinistre, sintetizzatori Moog in agonia, un simbolismo arcano ed una forza evocativa che sembra scaturire dalla fusione magica di Black Sabbath, Hawkwind e Renaissance.
"Cantafabule" è un capolavoro, un sortilegio su doppio vinile custodito in elegante inserto apribile. Nell'oceano di riedizioni di cui gode questo apice del dark sound epicus-doomicus, una prima ristampa su CD apparve nel 1992 per mano della belga Fanny Records, limitata a 500 esemplari.

Il solco tracciato dai Phoenix è indelebile, tanto che ancora oggi il dibattito sulla loro epopea (non solo musicale) è vivo e più che mai acceso. Di seguito, alcune considerazioni della "tifoseria" rumena:

"Phoenix è uno dei momenti felici della [nostra] sincronizzazione con il mondo: musicisti della stessa caratura degli inglesi, [un gruppo] in sintonia con il rock progressivo dell'epoca..."

Nel 1976, il leader e principale compositore Nicolae Covaci attuò una rischiosissima fuga in Germania Ovest, a seguito di alcune dichiarazioni pubbliche poco gradite al Regime. La formidabile band, potete intuirlo, disertò i palcoscenici rumeni per quindici anni:

"Scapparono in Occidente per arricchirsi economicamente e perdersi artisticamente. Non erano NESSUNO!"

....afferma un bastian contrario.
E' emozionante, invece, il ricordo di un fan presente all'esibizione dei Phoenix al Palasport di Costanta, proprio durante il tour di "Cantafabule":

"Erano in ritardo di circa due ore, a causa di alcuni problemi con il camion che trasportava l'attrezzatura [...] La grande affluenza, i finestrini anteriori [che] sono andati in frantumi sotto la pressione della folla. Entrarono tutti, con e senza biglietto. [...] Hanno suonato l'album per intero, senza sosta, per farsi perdonare."

Ricostruire la storia del Rock in Romania e il relativo travaglio è assai più arduo rispetto all'indagine sull' URSS: le fonti consultabili sono ridotte al minimo, le informazioni (particolarmente frammentarie) da prendere con il beneficio del dubbio. Non va escluso un certo margine di imprecisione nel riportare date ed eventi: Hammerblow, tuttavia, è lieto di metterci la faccia. Come sempre.

Perché Phoenix, nati sulla scia della folgorazione-Beatles, si lasciarono contagiare in maniera così totalizzante da tematiche e simbologie radicate nel folklore locale?
Come in un contraddittorio ideologico, sembra proprio che la "trovata" di indurre le bande dell'epoca ad una svolta - passatemi il termine - nazionalistica sia stata farina del sacco del...Regime stesso e del suo apparato censorio. Ed è persino credibile, se pensiamo a come una tale mossa correttiva avrebbe potuto distogliere i rock'n'rollers autoctoni dalle pulsioni filo-britanniche!

****

Sulla falsariga dei Phoenix ma con outfit decisamente meno esoterico, PROGRESIV TM sono protagonisti di un considerevole uno-due su vinile ("Dreptul de a visa", del 1976, ed il successivo "Puterea muzicii"), contemporaneamente ligio ai registri del prog "flautato" dei Jethro Tull e alle accese schermaglie chitarristiche di Wishbone Ash. E, soprattutto, pilotato da un vocalista d'eccezione, dal timbro caldo, quasi blues - merce rara, da quelle parti! 
Avremo modo di dimostrare che uno degli handicap più invalidanti dell'Heavy rumeno degli anni '80, infatti, è stata la carenza di cantanti competitivi a livello internazionale, di voci d'impatto che fendono il muro del suono.
Ma il Metallo codificato, quello irruente e dai riff trancianti, tardava a manifestarsi nel Red Sector di Ceausescu. Urgeva l'intervento di nuove milizie...


FINE PRIMA PARTE

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