RICORDI: The DOORS, Pistoia 2011 - tafferugli d'altri tempi!

01.07.2022

Preferisco evitare lungaggini introduttive sul ruolo dei Doors nella vita di QUALSIASI appassionato di Blues, Hard Rock, Heavy Metal e ambienti ad essi confinanti; non solo per alleggerirvi la lettura, ma anche per prendere le distanze da quel "giornalismo" omologato reperibile (purtroppo) ovunque. Hammerblow non è un blog per principianti e, per chi si trovasse a disagio con questa affermazione, ricordo che esistono i rotocalchi sensazionalistici con le loro statistiche, il gossip e le arroganti rubriche de "i migliori/peggiori 5 brani di...".

Al di là delle emozioni che posso provare ancora oggi al ricordo di aver visto un concerto di The Doors, è tale Dave Brock (solo omonimo dell'ex Hawkwind - nda) a meritare più di chiunque altro una calorosa standing ovation.

Dave Brock (foto dal web)
Dave Brock (foto dal web)

Dalle esibizioni nei locali di Las Vegas come sosia "ufficiale" di Jim Morrison, fino a condividere lo stage con Ray Manzarek e Robby Krieger (non  partecipò alla rimpatriata, invece, il batterista Densmore), entrambi dalla formazione originale dei Doors: questa è, in estrema sintesi, la favola di Dave. E cosa dareste, voi, per essere stati nei panni dell'uomo che ha preso - anche se per un solo tour - il posto del proprio idolo?

Ho frequentato il Pistoia Blues, miniatura toscanizzata di Woodstock, solo raramente pur riconoscendo il fascino easy-rider percepibile per le strade della città, ogni anno, durante i giorni del festival. Quella del 2011, però, può essere ricordata a ragione come un'edizione memorabile. Raggiunsi Piazza del Duomo con la calma con cui solitamente amo vivere i contesti festivalieri, nell'atmosfera vintage tra bancarelle, artisti & cibo di strada, e qualche esagitato incapace di resistere al "magnetismo" delle transenne - nonostante l'implacabile sole pomeridiano di luglio.

Jim Morrison, da un servizio di Rockerilla, 1986. Archivio privato
Jim Morrison, da un servizio di Rockerilla, 1986. Archivio privato

L'esibizione di Robben Ford passò piuttosto inosservata; l'ospite più atteso, tra gli artisti che avrebbero preparato il pubblico all'impatto devastante degli headliners, era James Burton, superstite della formazione che accompagnò Elvis Presley nei suoi ultimi anni di carriera. Coadiuvato da un contingente di musicisti esperti, Burton catalizzò le attenzioni con un set brillante, basato sui successi immortali del suo periodo alla corte del King-of-Kings. Per chi era lì in nome dell'amore per il Rock, lo spettacolo di James Burton fu un assaggio di quel brivido reverenziale che avrebbe fatto scoppiare il delirio, di lì a un paio d'ore.

ladies & gentlemen,
from Los Angeles, California
THE DOORS!

Era il 1998, quando Krieger e Manzarek avrebbero dovuto presenziare al Pistoia Blues con il loro redivivo carrozzone. Le cose, come molti di voi ricorderanno, non andarono benissimo. Anche questo rimpianto alimentava, in qualche modo, la smania tormentosa di poter assistere finalmente al ritorno dei Doors.

Tuttora non mi è chiaro il motivo per cui il parterre fu attrezzato con sedute numerate, mentre i "posti in piedi" occupavano uno spazio esiguo in fondo alla piazza; un'organizzazione scellerata non aveva calcolato ciò che chiunque avrebbe giudicato il massimo della prevedibilità.

Le luci si spensero, un allucinante Cristo moribondo, proiettato sul fondale, fissava il pubblico con gli occhi del terrore, mentre le possenti note di Carl Orff e dei suoi "Carmina" ci preparavano al viaggio psichedelico più incredibile che, negli anni Dieci del XXI Secolo, si potesse immaginare.
Cosa provai o, meglio, cosa provarono i cinquemila presenti quella sera quando i watts distorti di Krieger intonarono il riff  velenoso di "Roadhouse blues", non è spiegabile con linguaggi terreni.

ticket concerto a Pistoia, 2011
ticket concerto a Pistoia, 2011

C'era la sensazione di assistere a qualcosa che non si sarebbe mai più ripetuto, e così è stato: Ray Manzarek, l'altro volto carismatico di The Doors oltre a Morrison, scomparve soltanto due anni dopo la veglia sciamanica di Pistoia.
Il pubblico del parterre cambiò assetto posizionandosi in piedi sulle maledette sedie, rendendo impossibile una visuale decente ai paganti delle retrovie. Lo sfortunato "settore B" iniziò a spingere come una flotta di panzer, imprecando contro le forze dell'ordine per l'impossibilità di uscire da quello sfortunato anello ed avvicinarsi, in un modo o nell'altro, alla Leggenda.

Ma il peggio si stava verificando in prossimità del palcoscenico: le transenne stavano per crollare sotto la pressione inaudita della folla delirante, l'ambulanza del servizio di Pronto Soccorso fu presa d'assalto e utilizzata come postazione "sopraelevata" per assistere al concerto.

panico in prima fila! (foto dal web)
panico in prima fila! (foto dal web)

The Doors devono averne viste di peggiori, negli anni folli del Re Lucertola e dei suoi infami teatrini, ma Krieger e compagni erano visibilmente spaventati, tanto da minacciare l'interruzione del concerto.

Tutto era in linea con la tradizione oltraggiosa dei concerti dei Doors: il baccanale era fuori controllo, mancava soltanto Dioniso. La preoccupazione causò un drammatico taglio della scaletta, negandoci la possibilità di ascoltare, tra le altre, "Spanish caravan" e l'epico manifesto della decadenza, "Riders on the storm".

****

Al netto del set mutilato, però, non posso fare a meno di includere questo concerto tra i più genuinamente emozionanti cui ho mai assistito. Sarebbe troppo lezioso allungare il brodo parlando dei singoli brani, e non mi va di raccontarvi i Doors usando un linguaggio giornalistico infantile ed irritante; troverete la scaletta allegata a questa pubblicazione, e credo che possa bastare.
Ai sognatori che si stanno chiedendo, invece, se quella sera abbiamo potuto vedere, per un attimo, il fantasma di Morrison avvinghiato nelle spire del suo serpente (lungo sette miglia!), oppure invasato in vertiginose danze tribali, rispondo in modo assolutamente affermativo: "When the Music's over" fu eseguita come una liturgia, in una versione leggendaria, che gelava il sangue.

Sì, perché "The End" non si può eseguire, senza Jim. Neanche una prestazione trascendentale, come quella di Dave Brock insieme a Ray Manzarek & Robbie Krieger of The Doors, avrebbe potuto rendere giustizia alla tela infernale su cui Morrison riversava a piacimento tutta la sua rabbia dilaniante.

La chiudo qui. Ed ora andate pure a vedere i concertini dell'oratorio, i festival del selfie e dell' "io c'ero" compulsivo. Comunque vada, sappiate che non avrete visto un cazzo.

Massimo

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