RICORDI: i "Bug del Millennio" che forse vi siete persi (SECONDA PARTE)

05.10.2021

A complemento di quanto precisato nel "primo capitolo" di questa disamina, è utile specificare che l'argomento potrebbe essere sensibilmente più esteso di così, se allargassimo la ricognizione alle costellazioni dell' hard melodico - un mercato inaspettatamente in fermento, tra i cui effetti meno benefici vi fu il ripristino (ed abuso) dell'acronimo A.O.R., in una visualizzazione impropria e "modernista".
Ancora: una vecchia-guardia moderatamente nota, composta da ossi duri come Jag Panzer, Brocas Helm (li abbiamo ricordati di recente) e Riot, insisteva sull'antico retaggio, con un'offensiva semi-visibile ma non certo arida di singoli vincenti. "Through the storm", Riot-album del 2002 che rivisito oggi con magno gaudio, è ascolto probante, con più di un estratto di oggettiva classe.

Mark Reale (Riot) da me fotografato a Tradate, 2005
Mark Reale (Riot) da me fotografato a Tradate, 2005

Qualche volta, le indagini di Hammerblow nell' underground extra-europeo portavano a ritrovamenti sensazionali: non ho memoria, ad esempio, di opinionisti italiani che fossero allora a conoscenza di John Blackwing, esoterico metal knight canadese, e dei suoi Thunder Rider. L' import di "Tales of darkness and light: chapter II", inviatomi dalla stessa band, mi mise per un attimo in difficoltà, tanto era il materiale incluso nel pacchetto: un bellissimo plettro serigrafato, adesivi, persino un tattoo "usa & getta". Mi chiesi quali costi avesse dovuto sostenere il buon Blackwing, se il "promo" inviato ad ogni testata fosse stato identico a quello destinato alla nostra...

L'intervallo astronomico tra l' atto primo e "Tales of darkness... Chapter II" (1989-2002!) sembrava non avere minimamente scalfito le visioni apocalittiche dei Thunder Rider, che si ripresentavano dopo tredici anni con immutata estasi, nuovamente alle prese coi toni austeri del loro occulto e psichedelico epic metal!

plettro dei Thunder Rider. Collezione privata
plettro dei Thunder Rider. Collezione privata

Nightshade condividevano, in parte, lo stesso percorso. Risalii a posteriori al loro esordio (un trascurabile vinile datato '91), ma mi accorsi immediatamente quale mitico blasone facesse da garante per i 2/4 della line-up!
Di fatto, Nightshade non era altro che una riorganizzazione dei Q5, meno il celebre chitarrista Floyd Rose, ed il ritorno sulla lunga (anzi, lunghissima) distanza "Man of iron" fu, come si dice, uno di quei pochi casi discografici dell'epoca per cui mi sarei davvero strappato i capelli. Questi uomini di ferro spergiuravano sulla NWOBHM di Saxon e Tytan, rievocandone la grandeur con una fedele ricostruzione del sonoro, micidiale diretto in volto ad una scena, nel mentre,  a caccia di rinnovamenti (?).

Menace, 2003. Foto dal CD
Menace, 2003. Foto dal CD

Mi procurò invece qualche problema il delirante ed oltraggioso commento, che scrissi in evidente assenza di freni inibitori, riguardo al mini "Quake metal" (2003) dei Menace. Nessun "mea culpa": la patina revisionista che avvolgeva il metallo italiano in quegli anni, come le spire di un boa-costrittore, in un attimo si sgretolò sotto i colpi di Menace e del loro arsenale bellico fatto di borchie, proiettili, giacche di pelle e stellette ninja!

"...è ora di finirla con questa farsa, [...] all'Italia servono gruppi come Menace! [...] Il combo di eroi [...] ristabilisce l'ordine in un Paese che si é palesemente dimenticato di Agent SteelJudas Priest. Anzi: che ha riposto i loro dischi all'ombra di pifferi e clavicembali..."

(da Hammerblow, 2004)

Spontaneo imitatore di scatti velocistici priestiani come "Freewheel burning" e "Ram it down", Menace non le mandava certo a dire: Rob Savegnago, con l'ugola di un rapace, pilotava l'orgia metallica mentre il piece vicentino affondava gli artigli a suon di "Metal avalanche" e "Messenger from hell"!

Tom Gattis (Ballistic). Foto dal web
Tom Gattis (Ballistic). Foto dal web

Se di tanto in tanto (mi) capitava di spendere su queste pagine qualche lusinga in eccesso, è davvero impossibile rinnegare quelle profuse per il primo ed unico album dei Ballistic! Sui ruderi fumanti, messi a ferro e fuoco dalle truppe power metal negli anni '80, regnava da tempo la desolazione: ci chiedevamo se quel genere "di confine", che ebbe la sua fetta di meritata gloria con Metal Church, Vicious Rumors e Overkill, avrebbe mai ritrovato la verve.

Tom Gattis, guerriero dei sotterranei U.S.A., radunò il manipolo di valorosi (il batterista Rikard Stjernquist, era in comproprietà coi Jag Panzer) che scaricò su un solo compact tutta la propria forza demolitrice. "Ballistic" è probabilmente la release di quegli anni cui sono emotivamente più legato, sarebbe ridicolo negarlo. Lo ricorderà sicuramente chiunque, tra voi, avesse dedicato allora un po' del suo tempo alla lettura di Hammerblow: furono le maniere brutali di "Call me evil" a mandare all'aria qualsiasi tentativo di contenimento, obbligandomi a coniare di sana pianta il Gattis Metal - "sottogenere" figlio di un entusiasmo (ahimè) oggi un po' più difficile da stimolare...

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