RELICS: Scorpions, un'odissea cosmica

13.07.2021

SCORPIONS - LONESOME CROW
(Brain, 1972)

E' una grande emozione, credetemi, rivisitare di tanto in tanto sulle pagine di Hammerblow la colonna dedicata alle Relics, ovvero quelle sonorizzazioni arcaiche senza le quali sarebbe stata in discussione l'esistenza stessa dell'Heavy Metal; quantomeno, la catena evolutiva della "nostra" musica avrebbe seguito tutt'altro corso. Ed è ancora più emozionante riaprire quella finestra magica sui giorni remoti e nebulosi dell'hard-sound commentando il primo microsolco degli Scorpions, uno dei casi più spiazzanti -soprattutto in retrospettiva!- mai registrati nell'epopea degli album-debutto.

Le ragioni di questa introduzione sono intuibili con estrema facilità, qualora decideste di imbarcarvi sul cargo interstellare degli Scorpions ed intraprendere quel viaggio onirico che è, di fatto, "Lonesome crow".
Scorpions era, nella sua prima edizione, un corriere sperimentale che attraversava le screziate costellazioni del kraut-rock e della psichedelia, in una corsa incontrollata fino alle derive distorte narrate da un imberbe Michael Schenker. L'eccentrico fraseggio del giovane seguace di Jimmy Page si dimenava in torrenti improvvisatorii quasi del tutto estranei alla materia elaborata dalla band: è evidente fin dall'iniziale "I'm going mad", in cui il dialetto bluesy della chitarra solista crea un perentorio contrasto con le voragini aperte dall'inquietante tappeto di voci.

Il pioniere dell'  alta-fedeltà Conny Plank cattura con una dettagliata panoramica stereofonica l'attitudine "individualista" di questo singolare album, dove ogni strumento (voce compresa) è sovrano assoluto della propria galassia. Ascoltate, per esempio, come il drumming di Wolfgang Dziony ricordi a tratti quello di Klaus Schulze sulla seminale opera prima dei Tangerine Dream

la cover originale Brain, 1972
la cover originale Brain, 1972
la cover di Rodney Mathews sulla ristampa del 1982
la cover di Rodney Mathews sulla ristampa del 1982

Alla luce di quanto detto, "Lonesome crow" non è rassomigliante ad alcuna collezione allestita in futuro dagli Scorpions, neanche marginalmente. Resta invece un'eterea sinfonia di spettacolari avvitamenti nel vuoto siderale, di frangenti mesmerizzanti e passeggiate sulla Via Lattea, in cerca della pace della mente.

La title-track, epilogo multicolore, è una lunga meditazione al di là delle esperienze terrene, tra synth sospesi nel silenzio cosmico (che rimirano i bagliori di "Alpha Centauri"!) e squarci hendrixiani, quasi ad anticipare l'avvento del regno dorato di Uli Jon Roth...

Massimo

cover della ristampa spagnola, 1983
cover della ristampa spagnola, 1983
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