LA SORPRESA: Wings of Steel, grosso guaio in Angel City!

28.03.2022

WINGS OF STEEL - S/T
(autoproduzione, 2022)

Cavalli alati che si esibiscono in impressionanti pose muscolari e sfoggiano inscalfibili appendici cromate, cieli apocalittici squarciati da fiamme & fulmini, eccetera: potremmo andare avanti per ore, elencando figure iconiche e immagini fantastiche senza che alcuna di queste riesca a sconvolgerci più di tanto, almeno dal punto di vista dell'originalità. Il duo formato da Leo Unnermark (svedese, ma americano d'adozione - vi ricorda qualcosa??) e Parker Halub, però, si battezza con il (quasi) titolo del Kansas-klassiko "Icarus, borne on wings of steel", riuscendo a strapparmi anzitempo una smorfia di approvazione. Ma andiamo con ordine.

Il crocicchio dove si incontrano i destini di Leo e Parker sono le rigorose aule del Musician Institute, incarnazione non più così nuova della stessa fucina che forgiò, negli anni '80, la quintessenza della spettacolarizzazione del guitar-playing, lanciando Paul Gilbert, Marty Friedman e molti altri acrobati dell'estremo.

Con queste premesse, è troppo facile aspettarsi un debutto discografico interpretato da uomini secondi-a-nessuno in fatto di abilità tecniche ed esperienza nella lettura di pentagrammi fitti e vorticosi. La strategia d'attacco di Wings Of Steel, invece, va molto oltre e si guarda bene dall'addormentarsi sulle comode poltrone del compiacimento e dell'esibizionismo cronico.

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Quando un progetto del genere decide di uscire nel solo formato liquido, negando al nostro archivio vinilico una copertina che sarebbe - di fatto - una festa per gli occhi, si prova una certa amarezza nel constatare come i tempi siano definitivamente cambiati... in peggio. Confidiamo in qualche editore di buona volontà, quindi, ed utilizziamo per il momento le utili piattaforme digitali per apprezzare le raffinatezze dei Wings Of Steel, degni eredi dell' Heavy Metal West Coast degli anni '80 - non a caso, concittadini di eccellenze come Quiet RiotLion e Mr.Big!

"Stormchild" apre il fuoco flirtando con le visioni dei Queensryche, risolvendole in un possente coro arena-rocker e propagando scosse telluriche che preparano il terreno per l'uragano "Wings of steel", dove il giovane duo celebra coscienziosamente l'Arte del riff Heavy Metal.

Mi piace "Rhythm of desire", uno shuffle dall'andamento rallentato, foriero di una sensualità "fumosa" che i due devono aver assimilato previo ascolto di Led Zeppelin e Scorpions (quelli di "Animal magnetism"!).
A tal proposito: non vi torna in mente "Don't walk away", vecchio hit-parader dei Firehouse? Certo che sì.

Unnermark riserva le sue interpretazioni più tormentose per il maestoso finale ultra-zeppeliniano, esaltato dai trasognanti intrecci acustici di "Khasmin riders" e dalle acrobazie siderali di "Blackout the street" - tutt'altro che a disagio, in un confronto diretto con la grandeur dei Kingdom Come!

Non puoi raccontare favole e barzellette ai Wings of Steel, malgrado la loro giovane età: i ragazzi classe '97 sono già temibili stalloni rampanti, in grado di battersi con chiunque. E l'Heavy Metal ha bisogno, oggi più che mai, che interpreti di questo livello stimolino la concorrenza.

Massimo

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