INTERVISTA, Klaus Byron, marzo 2005

11.11.2020
foto da Hammerblow 2005
foto da Hammerblow 2005

E' arrivata lo scorso 12 settembre, la triste notizia: Klaus Byron non è più con noi. Non è mia intenzione pubblicare su Hammerblow commemorazioni fatte con lo stampino - e che potete sicuramente trovare altrove: chi era Klaus Byron lo sapete tutti, non c'è bisogno di tornare ad elencare i motivi per cui è stato una figura di primaria importanza nel mondo del rock duro made in Italy. Quello che invece vorrei ricordare è che Klaus ha dato tanto all' "edizione originale" di Hammerblow, non solo rilasciando questa preziosa intervista.
Nei miei ricordi, tanti sabati pomeriggio trascorsi in quel di Viareggio, in un piccolo fondo che, con i suoi pochi metri quadrati, era contemporaneamente quartier generale di Flash Magazine, negozio di dischi e ritrovo per appassionati di Heavy Metal in cerca di aneddoti, novità, ristampe: quello era l'ombelico del mondo ideato da Klaus Byron.
Una volta, forse con una certa presunzione, gli chiesi esplicitamente di poter scrivere qualche articolo per Flash, di cui come sapete era caporedattore: in sostanza, mi disse di no. Quando mi trovai a riflettere sulla sua risposta, però, capii che Klaus aveva ragione. Un conto era Hammerblow, il giocattolo editoriale cui tutto era concesso e a cui molto veniva perdonato ("so' ragazzi...", per citare un noto attore), un altro sarebbe stato scrivere per una testata della portata di Flash.
Klaus Byron, oltre a possedere il dono della sagace ironia ed il vezzo genuino dello sfottò, era un grande professionista. Fino in fondo. E questa intervista raccolta NON DA ME ma da un collaboratore di Hammerblow nel marzo del 2005, dimostra lo straordinario equilibrio che Klaus aveva raggiunto nel proprio lavoro, portando -in un certo senso- il suo mestiere ad un livello nuovo.

NOTA A MARGINE: Nel rispetto di chi all'epoca ha curato questo articolo con impegno e passione, e dato che non è nel mio stile appropriarmi di parole altrui, cercherò di modulare il testo delle domande originali attraverso un'ipotetica voce fuori campo, lasciando però inalterate le risposte dell'intervistato. La ripubblicazione di questo pezzo è l'ultimo saluto di Hammerblow ad un vecchio amico, a cui lascio più che volentieri la parola. Ciao Klaus!

Massimo

L'intervista


Hammerblow: L'intervista iniziò chiedendo a Klaus di introdursi attraverso qualche dettaglio sugli albori della sua carriera giornalistica... 

Klaus Byron: Il solo ed unico responsabile del "misfatto" risponde al nome di Giancarlo Trombetti, caporedatore del Metal Shock prima edizione (1987). Ho cominciato come tutti, scrivendo per anni recensioni a titolo puramente gratuito, animato da una passione enorme che già da tempo mi aveva portato a collaborare con alcune fanzines e a condurre un programma radio trasmesso non solo in Toscana. Una cosa è certa: non mi sono mai sentito giornalista, né allora né adesso, dopo una vita trascorsa a scrivere cazzate, ahahah!!!

HB: ...restando sul tema, così Klaus si espresse circa alcuni suoi illustri colleghi: Beppe Riva e Gianni Della Cioppa:

KB: [...] Beppe Riva, all'epoca, era un mito per noi giovani metallari, visto e considerato che i suoi articoli su Rockerilla erano in pratica l'unico anello di congiunzione tra noi metal-fans e ciò che il mercato proponeva. Non c'era internet, non c'erano riviste metal specializzate italiane...le sue parole erano Vangelo. Un grande professionista...come da tempo immemore non ce ne sono più! Per quanto riguarda Gianni, è stato tra i partecipanti alla prima storica riunione che anticipò la nascita di Flash. Per anni abbiamo lavorato assieme, poi le nostre strade si sono divise, ma le attività che svolge con [la rivista] Classix e con la sua casa discografica (Andromeda Relix, attiva in quegli anni, nda), mi fanno dire che questo è un altro die-hard fan della musica dura!

HB: Provammo, inoltre, a fare luce sui motivi che portarono Klaus Byron a fondare una rivista tutta sua. Stiamo parlando, ovviamente, di Flash...

KB: In realtà continuai a collaborare con Metal Shock, ma un giorno il mega-boss romano mi chiese di pensare un Flash diverso da quello che usciva all'epoca fatto quasi esclusivamente di poster. Durante il viaggio di ritorno sul treno Roma-Viareggio, partorii la rivista in perfetta solitudine, rinchiuso in una carrozza dell'intercity... pensate quante cazzate vi sareste risparmiati se solo quel treno fosse deragliato!

HB: Chi ha una certa familiarità con la storia del metal italiano, saprà sicuramente quanto Klaus fosse vicino ai fratelli Cappanera, facendo addirittura da manager al loro progetto musicale, la Strana Officina. Il suo ricordo di Fabio e Roberto Cappanera è assolutamente toccante...

KB: Fabio e Roberto Cappanera sono state le persone più buone, sincere, ingenue (nel senso positivo del termine) che io abbia mai conosciuto. Un rapporto bellissimo! Ti basti sapere che sono stati i miei testimoni di nozze e ancora li ricordo al mio fianco davanti all'altare con le loro giacche sgargianti e i lunghi capelli. Mi mancano le loro battutacce in livornese, mi manca la loro musica sparata a palla, mi mancano le mangiate di pesce...mi mancano! Fabio e Roberto tornano spesso nei miei pensieri e, francamente, non sono mai riuscito a capire cosa abbiano fatto per meritarsi una fine così brutta. Li conobbi prima di un concerto a Forte dei Marmi e fu subito amore a prima vista. Nel mio piccolo mi proposi di dar loro una mano, anche se manager non è la parola giusta. I soldi non rientravano in quello che era il nostro modo di intendere la musica, tutto quello che si faceva era per passione...il music-business, fortunatamente, è arrivato molti anni più tardi. Sono sicuro che ogni tanto, dall'alto del cielo, Fabio e Roberto continuano a poggiarmi una mano sulla spalla.

HB: Insistendo sull'argomento, Hammerblow fece presente un controverso episodio riguardante un evento che avrebbe dovuto tenersi proprio in quel periodo, per celebrare il decennale della scomparsa dei Cappanera. Tale evento non ebbe mai luogo. Klaus, preso evidentemente alla sprovvista, rispose: 

KB: Non conosco i fatti quindi non posso rispondere, ma [...] devono esserci stati dei buoni motivi. La famiglia Cappanera era fantastica, una vera tribù... uno per tutti, tutti per uno! Per registrare dischi e fare concerti servivano soldi e quei soldi uscivano regolarmente dall'Officina Meccanica Cappanera. Uno dei fratelli, il mitico Bruno Cappanera, fungeva da collante tra quella che era l'attività ufficiale lavorativa e la musica.

HB: ...e, a proposito dei suoi trascorsi fianco a fianco con la Strana Officina...

KB: [ricordo] una cosa che ufficialmente non sa nessuno. Tanti anni fa, su Metal Shock si scatenò la polemica del "pay to play", cioè di quei gruppi italiani che pagavano per fare da supporto alle band estere che venivano in Italia. La cosa, ovviamente, dava fastidio a dei puri come Fabio e Roberto, ma lo stronzo che alzò il polverone fu io, lavorando in redazione, trincerandomi dietro il nome Fabio Cappanera. Vogliamo chiamarlo abuso di potere? Spero mi perdonerete, ma quando ci vuole, ci vuole!

HB: Riguardo la sua collaborazione con Paranoid, pionieristica vendita di dischi  "a distanza", invece...

KB: In realtà il boss è l'agonico Marco Petti (Klaus aprì qui una parentesi denunciando un fatto spiacevole accaduto in quei giorni allo stesso Petti...di cui, sinceramente, non ho memoria e sono quindi costretto a rimuovere parzialmente il testo, per mancanza di informazioni. nda). Io ho Flash da portare avanti, così do una mano quando posso, recitando un po' il ruolo del fantasista calcistico. Mi piace parlare con la gente al telefono e dare qualche consiglio, ma mi hanno sempre rimproverato di avere la stoffa del venditore, nel senso che se è un disco è una merda...resta una merda. La Paranoid è aperta da otto anni [...], probabilmente perché non abbiamo mai cercato di vendere fischi per fiaschi.

HB: A quei tempi, Hammerlow aveva una domanda di rito, riguardante il fenomeno del file-sharing, oggi diventato prassi cui -nel nostro Paese- nessuno fa più caso. Ma in quei giorni stavamo iniziando a comprendere non solo quanto tale tendenza fosse scorretta nei confronti degli artisti, ma anche quanto sarebbe stata deleteria per la sopravvivenza dei generi musicali, specialmente quelli underground...

KB: Internet è la versione un miliardo di volte più potente del vecchio scambio di cassette in uso negli anni ottanta. Più che piaga parlerei di tumore. Tra qualche anno continuerete a scaricare musica da internet...musica registrata col computer nella cucina di casa, visto che i gruppi non avranno più i fondi necessari per entrare in studio. Della cosa, già oggi stanno beneficiando i mediocri e gente che scambia zappe per chitarre...che peccato! Sì, so bene che i dischi costano un casino e che i soldi in tasca sono pochi...potremmo parlarne per dei mesi, ma sono cose più grandi di noi. L'unica soluzione è che quando saremo morti, inventino un mondo dove si lavori gratis dodici ore al giorno ma che si possa poi andare al supermercato (o nei negozi di dischi) a prendere gratis ciò che ci serve. E come direbbero Le Iene, questa mi sembra una fantastica cazzata!

HB: Tornando invece a Flash, il mio collaboratore di allora tentò di punzecchiare Klaus chiedendogli se avesse mai avuto difficoltà, in redazione, causate da qualche scomodo scribacchino...

KB: Accetto tutto e capisco tutto. L'unica cosa che mi dà un po' fastidio sono i piccoli tradimenti alle spalle...il collaboratore che senza avvertire passa ad un'altra testata per avere dieci euro e che poi si ritrova a dover recensire gli scarti degli scarti, mentre su Flash aveva la possibilità di scegliersi i dischi. Anche a me, tre anni fa, fu proposto di diventare caporedattore di Rock Hard... ma al cuore non si comanda. Ma, ripeto, va bene tutto...ci sono cose più importanti di queste, nella vita.

HB: ...ma come giudicava se stesso nel contesto di Flash, il caporedattore Klaus Byron?

KB: Sono sicuramente il caporedattore più simpatico, ahahah!!! Né esigente né severo, anche perché severo ed esigente si può essere con chi è profumatamente pagato e la cosa non succede in ambito metal italiano. Certo, racconto un po' di cazzate ai miei collaboratori, ma ormai ci hanno fatto il callo e la prendono sul ridere. Lo slogan è "fai quello che puoi"...ma, se non lo fai, vengo lì e ti spezzo le gambine! Scherzo, eh...

HB: In quei giorni, l'Heavy Metal era in fermento per il ritorno della leggenda Judas Priest. Il primo album della line-up storica, dopo un divorzio durato quindici anni, era apparso nelle vetrine dei negozi di dischi. Ecco cosa ne pensava Klaus: 

KB: Il nuovo Judas? Credo che sarebbe potuta andare peggio, visto e considerato che le reunion spesso e volentieri sono montagne che partoriscono il topolino. Almeno quattro pezzi sono di altissimo livello e riaccendono la magia dei bei tempi che furono...anche nei pezzi meno convincenti non si scende mai sotto il livello di guarda, quindi bene così! Non stiamo a preoccuparci del lato economico della cosa o a fantasticare sui reali motivi che hanno portato alla reunion della band...godiamoci la musica!

HB: Questo era Klaus: un giornalista che prendeva assolutamente sul serio la musica Heavy Metal, ma senza scadere nell'integralismo o nell'intolleranza.  Era perfettamente capace di restare un vero defender, pur sdrammatizzando con una battuta. Così si concluse l'intervista:

KB: Ah, speravi di cavartela così eh? No, adesso voglio raccontare ai fedelissimi di Hammerblow cosa succederà a Flash entro l'estate [...]

Klaus ci anticipò una serie di dettagli su alcune modifiche al formato originario di Flash. E chissà quanti altri progetti e idee brillanti avrà portato con sé, nel regno degli eroi... 



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