INTERVISTA, Beppe Riva, Novembre 2004

02.11.2020
Beppe Riva su RAI 1, nel 1984
Beppe Riva su RAI 1, nel 1984

Iniziare il nuovo percorso di Hammerblow da dove era stato interrotto, potrebbe non essere la più originale delle scelte, certo. Tantomeno lo è esordire con un articolo già pubblicato oltre quindici anni fa. Ma vorrei che i toni di questo blog fossero sufficientemente confidenziali, come quelli di una chiacchierata tra amici di vecchia data. Vorrei che questo nuovo percorso badasse alla forma quanto basta, e recuperasse piuttosto il vero spirito di quando Hammerblow aggrediva il Web a colpi di retrospettive e recensioni. Per un collezionista di dischi e riviste Heavy Metal che all'epoca, venticinquenne, tentava di destreggiarsi nel circuito dell'editoria, ottenere il contatto di un luminare del giornalismo musicale come Beppe Riva fu un'emozione indescrivibile. Ricordo ogni singolo momento trascorso a preparare le domande, cercando di non essere sconveniente, di usare un gergo discreto (non era facile, tanto era l'entusiasmo di allora!). In fin dei conti, era grazie a Beppe Riva ed altri suoi esimi colleghi che fanzine e riviste avevano continuato, negli anni, a narrare la storia dell'Heavy Metal. Rileggere insieme quell'intervista sarà emozionante, le ingenuità ci strapperanno senz'altro qualche sorriso, ritroveremo argomentazioni tuttora pertinenti...e chissà se il diretto interessato, prima o poi, si imbatterà in queste pagine...


Massimo 

L'intervista

Hammerblow: ...abbiamo sempre desiderato avere come ospite il VERO primo della lista, colui il cui merito va ben oltre la stesura di impeccabili recensioni. Spieghiamo ai nostri lettori chi è Beppe Riva e le motivazioni che lo hanno spinto a dare il via all'editoria Hard Rock italiana, più di vent'anni fa...

Beppe Riva: Ho iniziato a scrivere su Rockerilla nel 1979. La "neonata" rivista mi contattò in quel periodo perché molto tempo prima, avevo partecipato ad un "Concorso dei lettori" sul settimanale Ciao2001, dove venne pubblicata la mia recensione di "Tyranny and Mutation" dei Blue Oyster Cult. La mia passione per il rock era esplosa nell'anno che ho spesso definito "fatale 1970"; fin da giovanissimo, nei '60s, ero molto attratto dalla scena beat italiana, ma quando ho ascoltato i prime-movers dell'hard rock e del progressive inglese, sono rimasto letteralmente estasiato. I miei gruppi preferiti erano: Emerson Lake & Palmer, Black Sabbath, Led Zeppelin, Deep Purple, Uriah Heep, King Crimson, Van Der Graaf, Quatermass, Black Widow, Atomic Rooster, High Tide, Jethro Tull, Gentle Giant. Tuttora li considero insuperabili, nei rispettivi generi. Subito dopo mi sono interessato alla scena allora definita "heavy metal" americana, specie Aerosmith, Blue Oyster Cult, Legs Diamond, Starz, Angel. Il primo articolo importante su Rockerilla lo dedicai proprio all'HM americano degli anni '70. Di lì a poco sarebbe scoccata l'ora della N.W.O.B.H.M.; ho intuito che grazie a questo movimento, il rock duro avrebbe vissuto altri momenti di gloria. Infatti il "nuovo" heavy metal diventò un fenomeno di massa negli anni '80.

HB: Sei stato il primo in Italia ad osannare l'opera dei mitici Manowar, oltre ad assorbire totalmente il loro forte messaggio e la loro "poetica". Cosa ricordi dei tempi di "Into Glory Ride" ed "Hail to England"? Sai che oggi gli stessi Manowar sono uno dei fenomeni più discussi dell'intera scena?

BR: Ricordo quando comprai l'import U.S.A. di "Battle Hymns", appena uscito. Mi accorsi che Ross The Boss era l'ex-chitarrista dei Dictators, ma l'ascolto del disco andò oltre ogni aspettativa. Lo feci subito "disco del mese" sulla rubrica Hard'n'Heavy di Rockerilla, che era davvero molto seguita perchè non era mai capitato che l'HM fosse trattato in Italia con tanta attenzione. Per i Manowar coniai quella definizione, "epic-metal", che divenne persino abusata. Quando uscì "Sign Of The Hammer", tutti i collaboratori di Hard'n'Heavy erano così entusiasti che ognuno fece una mini-recensione a commento, persino il guru del punk Claudio Sorge, che di solito non si occupava di HM. In seguito, disco del mese del primissimo numero di Metal Shock fu "Fighting The World": ammetto che nell'occasione esagerai, sia per la valutazione, sia per la lunghezza della recensione, davvero interminabile. In compenso, in quel periodo i Manowar vennero per la prima volta in Italia, e Joey DeMaio, che aveva visto Metal Shock, quando ci incontrammo mi ringraziò calorosamente. Mi fa piacere che abbiano ancora successo, ma sono convinto che qualsiasi band abbia dei picchi creativi, e quelli dei Manowar sono stati raggiunti negli anni '80.

HB: Nel 1986/87, fu dato alle stampe il supplemento "Hard'n'Heavy", di cui conservo gelosamente entrambi i numeri! Come nacque l'idea e, soprattutto, come mai soltanto 2 numeri videro la luce?

BR: Uscirono 3 numeri del supplemento "Hard'n'Heavy", forse tu non hai visto il primo, con Ronnie James Dio in copertina, poster dei Metallica ed un formato diverso. La rubrica aveva ormai un seguito tale su Rockerilla da infastidire alcuni redattori, poiché il mensile ligure era nata sotto il segno del punk e della new wave. Però si decise di pubblicare questi numeri speciali per sfruttare il momento favorevole, ed effettivamente ebbero riscontri di vendita notevolissimi rispetto alla tiratura, pur dovendo fare i conti con un budget irrilevante. Quando H'n'H apparve in edicola, non erano ancora uscite in Italia riviste esclusivamente HM, pertanto fu ancora una volta un'iniziativa pionieristica. Non ebbe più seguito perché un mese dopo il terzo Hard'n'Heavy, uscì il n.1 di Metal Shock, nel quale erano nel frattempo confluiti molti collaboratori di H'n'H. Fu Giancarlo Trombetti, che si era trasferito a Roma, a convincere l'editore di Tuttifrutti a pubblicare un mensile HM, assicurandogli anche la mia presenza come redattore "a distanza". Il nome Metal Shock venne da una mia idea (non so se sia stata felice...), approvata dalla direzione romana.

HB: E dei Queen che mi dici? So che hai sempre seguito da vicino la loro encomiabile carriera, che hai partecipato, in qualità di biografo, ad alcuni volumi a loro dedicati. Ricordo, soprattutto, la tua apparizione allo special su Freddie Mercury, trasmesso su Italia 1 nel 1993. Quello che credo si chiedano in molti, è questo: questa dedizione ai Queen, ti ha mai portato a conoscere personalmente qualcuno di loro?

BR: Siccome mi piace esser sincero, ti dirò che il mio contributo ai volumi e ai programmi televisivi sui Queen non nasceva da una "particolare dedizione" nei confronti del gruppo inglese, con tutto il rispetto per la loro innegabile rilevanza. Semplicemente in quegli anni, quando si parlava di hard rock ed affini, l'Arcana Editrice si rivolgeva al sottoscritto, ed il responsabile editoriale, Riccardo Bertoncelli, mi chiese di occuparmene. A posteriori devo ammettere che fu gratificante, vista la fama dei Queen. Non li ho mai conosciuti personalmente, però il commento critico che scrissi per i volumi Arcana necessitava della loro approvazione per essere pubblicato. Fu quindi sottoposta alla band la traduzione inglese, e si temeva una serie di osservazioni. Invece si limitò a modificare un'affermazione che riguardava un loro controverso show in Sudafrica. Dopo la versione italiana dell'Enciclopedia Hard'n'Heavy, che mi costò un lavoro immane, non ho più avuto voglia di impegnarmi nel fare libri; inoltre Bertoncelli (un maestro del giornalismo rock italiano, passato nel frattempo alla Giunti) cercava qualcuno più disponibile e che facesse meno storie. Sicuramente ha inteso darmi una lezione comportamentale dimostrandomi che ero sostituibile, ma nel lavoro non ho mai difeso il mio posto con le unghie...

HB: Veniamo ora alla tua latitanza dalle riviste Heavy Metal. Negli anni 90, la stampa del settore è andata avanti arrancando, con dei picchi qualitativi rappresentati da articoli memorabili firmati Gianni Della Cioppa, o dall'ormai leggendario "Epic Metal Special" di Fuzz Pascoletti. Perchè, invece, Beppe Riva ha preferito dedicarsi ad altro? In questo periodo si parla molto di te come un vero guru di un genere chiamato "stoner". C'è ancora, nel tuo cuore, un angolo di riguardo per l'Heavy Sound tradizionale?

BR: La mia "latitanza" è presto motivata: quando feci Hard'n'Heavy e contribuii a Metal Shock, in entrambi i casi l'ambizione era quella di realizzare riviste per appassionati di rock duro con un serio bagaglio culturale, anche nel rispetto dei lettori, che non meritavano di esser trattati come un pubblico di Serie B (tali erano considerati da certa critica istituzionale). A Metal Shock, finché c'era Trombetti, con il quale avevo un rapporto molto conflittuale ma efficace, tutto andò piuttosto bene. Ricordo che nel n.1 c'era addirittura un mio pezzo sugli High Tide, leggendaria formazione d'inizio '70s. Con i successivi redattori invece la faccenda iniziò a deteriorarsi, le relazioni diventavano difficili, inoltre le case discografiche facevano sentire sempre di più il loro "muscolo" promozionale, condizionando le scelte editoriali. A quel punto me ne andai tornando su Rockerilla, dove almeno il mio materiale faceva corpo a sè , visto che gli altri collaboratori si occupavano di generi differenti. Accettai anche di far parte di una rivista che voleva riunire critici affermati nell'ambito metal italiano, Thunder, ma per me non fu un'esperienza positiva. Si, negli anni '90 ho seguito soprattutto stoner e doom fra le tendenze attuali: tutto dipende dal mio eterno amore per i Black Sabbath, che influenzavano profondamente quelle scene. Giudico tuttora Kyuss e Monster Magnet quali migliori gruppi dello scorso decennio. Per quanto riguarda l'"Heavy Sound tradizionale", bisognerebbe intendersi sul suo significato. Se ti riferisci all'HM stile anni '80, non potrò mai dimenticare cosa ha rappresentato per me e le soddisfazioni che mi ha dato. Fra l'altro il pubblico più consapevole di questo genere è eccezionale, e spinto da un'incredibile passione. Però vorrei precisare che mentre i vari Iron Maiden, Manowar, Metallica etc. apportarono tutti fondamentali elementi di novità, la stessa cosa non si può dire dei loro attuali imitatori. D'altra parte io adoro gli originali artefici del rock progressivo, ma non posso dire altrettanto dei loro emuli contemporanei. In ogni manifestazione artistica c'è chi crea, e chi segue la tendenza (forse anche fra i giornalisti musicali!).

HB: Metal Shock, fine anni 80: la tua attenzione come writer si focalizzò al 99% sull'AOR e sull'hard melodico, e le tue recensioni risultano tutt'oggi un vero breviario, per gli appassionati di quel genere. Pure l'AOR è andato avanti nel tempo, ed anzi, oggi sembra vivere una nuova adolescenza! Ma non ci sono più le recensioni di Beppe Riva, che magicamente rendevano tangibili la galanteria e la classe di quello stile musicale. Ti piacerebbe tornare a recensire qualche vecchio classico o semplicemente qualche nuova proposta particolarmente interessante?

BR: Il 99% è davvero eccessivo, non credi? C'era quella rubrica di 2 pagg. da me curata, AOR Heaven, che sembra sia stata piuttosto seminale, poi recensivo gruppi importanti di quel genere, che viveva un periodo d'oro, ma non solo quelli. Proprio recentemente, su un sito internet come il tuo, l'autore ricordava che, ad esempio, io per primo avevo recensito i Guns N'Roses, ipotizzando per loro un futuro importante, come di fatto si è verificato. Dubito molto che oggi l'AOR sia a livello del periodo di massimo fulgore; i suoi vertici risalgono agli anni intercorsi fra la fine'70 (Journey, Foreigner etc.) e la fine degli '80. E' pur vero che esce materiale interessante, dai Pride Of Lions ai From The Inside. Certo che mi piace l'idea di recensire materiale AOR: nella rubrica Classic Hard'n'Heavy di Rockerilla, che si ispira a quella che realizzai negli anni '80, tornerò a scrivere, di questa musica e di quello che tu definisci "heavy sound tradizionale", con scelte mirate.

HB: Attualità: adesso, nelle riviste specializzate, si trovano soltanto date imperdonabilmente sbagliate, vecchi gruppi da culto spacciati per baby-bands, periodi lunghissimi e "scombinati", sintassi terribilmente contorta....insomma, una tragedia. Oltre al fatto che, di questi tempi, vengono assunti dalle riviste a tiratura nazionale writers a mio avviso troppo giovani: secondo te, come può un ragazzo di appena 19/20 anni (ti confesso che ne ho pochi di più, ma quanto basta per essere sicuro di quello che dico...) parlare con cognizione di causa di un genere come l'Heavy Metal? Persone che si sono procurate 1000 dischi in un mese, magari scaricando discografie intere dalla Rete, come possono "spiegare" l'Heavy Metal? Questo defezionare di personaggi capaci, secondo te, spiega anche la pochezza degli special sulla musica del passato, che di tanto in tanto qualche rivista ci rifila?

BR: Penso che le tue considerazioni siano molto giuste. Purtroppo, certi editori "assumono" (si fa per dire) giovani recensori facendo leva sul loro entusiasmo, e mi dicono senza dar loro nulla in cambio. Così non si incoraggia certo la professionalità. Come in tutte le attività, non si può improvvisare; ci vorrebbero anni di dedizione alla causa rock per scriverne con cognizione di causa, e non si accumula esperienza in un batter d'occhio. Però va precisato che un giovane può dare il suo contributo di freschezza, ed impegnandosi seriamente, può diventare la "firma" di prestigio (per modo di dire, in questo ambito) di domani.

HB: Ho toccato il tasto "download". Gianni Della Cioppa (intervistato da un collaboratore di Hammerblow nell'ottobre del 2004, nda) ha dichiarato su queste stesse pagine la sua totale avversione nei confronti degli "scaricatori folli"...ed anche Hammerblow ha spesso usato parole piuttosto colorite nei confronti del file-sharing sfrenato. Tu come la vedi?

BR: Non è un problema che mi sono posto, perchè io faccio parte di una generazione che usa il computer più per necessità che per vocazione. Inoltre, siccome sono un collezionista, mi piace aver fra le mani l'"oggetto" del desiderio, non un anonimo file scaricato da internet. Se penso a certe copertine artistiche, apribili o addirittura sagomate, che incorniciavano i vecchi LP, oppure alle riproduzioni in miniatura delle medesime realizzate in formato CD dai giapponesi, puoi capire che l'idea del "file-sharing" non mi tange proprio. Ciò non toglie che talvolta può esser utile trovare l'advance-copy di un'imminente release, di cui magari le case discografiche italiane ignorano l'esistenza. Infine, bisogna comprendere che viviamo un periodo di crisi economica; c'è chi riceve gratis montagne di dischi a casa, e chi invece non può permettersi di acquistarli in quantità adeguata. Altrettanto chiaramente, questa pratica nuoce alla sopravvivenza della musica.

HB: Un'ultima domanda: ti capita, ogni tanto, di riesumare qualche vecchio LP di sincero metallo italiano, e di emozionarti nel leggere il tuo nome tra i ringraziamenti? Io lo vedo pressoché ovunque...

BR: Come ti ho già accennato, sarò sempre grato al pubblico ed ai gruppi heavy metal italiani per l'attenzione nei miei confronti. Presumibilmente, ne ho ben interpretato le esigenze, ma è innegabile che devo a loro quel pizzico di notorietà che posso vantare. I ringraziamenti sui dischi mi hanno sempre fatto molto piacere; peraltro mi è capitato di riceverne da chi non me l'aspettavo, e di esser ignorato da altri per i quali mi ero esposto in modo più consistente, ma succede ovunque.

HB: Beppe, ti ringrazio infinitamente per la tua disponibilità. Ti do carta bianca, invitandoti a lasciare un messaggio ai nostri lettori e a tutti gli appassionati/collezionisti di Heavy Metal!

BR: Per concludere, ringrazio a mia volta Hammerblow per lo spazio che ha voluto offrirmi. Dalle tue domande si evince l'approfondimento degli argomenti che hai trattato, quindi ti rivolgo i miei complimenti e sinceri auguri per l'attività "on line". Faccio presente a chi segue il tuo sito che dal numero di novembre (2004, nda), ho ripreso a scrivere sul mensile Rockerilla. Capisco che non sia la rivista giusta per gli "headbangers", comunque oltre alla recensioni di novità, mi occupo di 2 rubriche di ristampe, "Perfumed Garden" (anni '60-'70) e "Classic Hard'n'Heavy" (anni '80). Anche nella prima c'è molto spazio per l'hard rock dell'epoca. Da sempre, preferisco concentrarmi su una sola rivista, non solo per il poco tempo a disposizione, ma perchè così facendo la mia linea musicale è ben riconoscibile dai lettori. Un cordiale saluto a tutti,

Beppe Riva



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