HO RIASCOLTATO: SCALD - Will of the Gods is great power

08.03.2022

SCALD - WILL OF THE GODS IS GREAT POWER
(MetalAgen Records, 1997)


Scald, early days (foto dal web)
Scald, early days (foto dal web)

Sarà a causa del boicottaggio culturale fomentato, in questi giorni, dal "politically correct" a sfavore di qualunque prodotto di provenienza russa, oppure una banale coincidenza, se ho di nuovo estratto dallo scaffale dei CD la first press di "Will of the Gods is great power"? Comunque sia, mi sono trovato a riflettere sul fatto che discipline come la musica, lo sport ecc. non sono certo patrimonio concepito con fini discriminatori. L'Heavy Metal, così come il calcio ed altre forme popolari di intrattenimento, dovrebbe unire, non dividere. Chiuso il discorso.

****

Proprio nel periodo storico in cui il doom si stava rinnovando, contaminandosi con le cellule del metal-estremo ed ulteriori stravaganze, la formula "controcorrente" degli Scald attingeva dai tradizionali rallentamenti a'la Black Sabbath, corroborando con un'overdose di maestosità ed un cantante - Maxim "Agyl" Andrianov - dalle doti sovrumane. Ed è pressoché impossibile, fidatevi, ricordare una doom-band fronteggiata da un vocalista di tale spessore, se si escludono i Candlemass del periodo "classico".

Scald, attivi da tempo, arrivarono tardivamente al debutto, grazie ad un nastro pubblicato nel 1997 da MetalAgen Records (pionieristica etichetta specializzata, fondata addirittura durante le fasi finali della Russia Sovietica) dal titolo "Will of the Gods is great power". E non è un caso se il masterpiece di questa sottovalutata band ha effettivamente raggiunto il mio archivio con curioso ritardo: le prime edizioni su compact iniziarono a circolare solo tra il 2003 e il 2005, ancora su etichetta russa (Wroth Emitter), finché una serie compulsiva di recentissime ristampe non ha definitivamente sdoganato l'opera degli Scald, rendendole meritata visibilità e diffusione.

Senza dilungarsi in preamboli ampollosi, il vascello drakkar sfida immediatamente le onde minacciose del mare in tempesta, con il riff pachidermico di "Night sky", in un epico e fragoroso cozzo tra Candlemass e Bathory; se è vero che suonare lento è più difficile che suonare veloce (quante volte l'abbiamo sentito dire?!), allora Scald sono dei campioni indiscussi! 

"Will of the Gods..." è uno dei dischi di Epic Metal più belli degli anni '90, non solo a causa delle vertigini che il condottiero Agyl è in grado di procurarci, quando rimodula il suo grido di battaglia sulle cadenze trionfali di "A tumulus".

Con "Sepulchral bonfire" e "Ragnaradi eve", oltre undici minuti (cadauna) di straripante grandeur, Scald suona "a morto" e canta l'osanna alle anime del Valhalla, prima di salpare per l'ultimo viaggio all'Inferno. Nel conclusivo (ed ennesimo) poema epico intitolato "In the open sea", le chitarre duellano a fil di lama, ed il solito Agyl suggella con imperiose grida - che potrebbero creare problemi persino a Eric Adams!

Maxim "Agyl" Andrianov morirà in un incidente stradale, poco dopo l'uscita di "Will of the Gods...", vanificando l'esistenza stessa di una band dal potenziale incredibile. Le attuali ristampe (soprattutto quelle in formato compact) sono invece utili, per approfondire l'epopea degli Scald al di là della pubblicazione ufficiale: tra le registrazioni d'archivio, persino un eclettico blues hendrixiano improvvisato in studio!

I vichinghi si sono recentemente riformati con un nuovo vocalist, tal Felipe Plaza Kutzbach dal lungo curriculum, ed il singolo "There flies our wail" ripropone la formula originale con classe e credibilità. Manca, come spesso accade, la magia...

Massimo

Copyright © 2020-2022
E' VIETATA LA RIPRODUZIONE TOTALE E PARZIALE DEI CONTENUTI TESTUALI DI QUESTO BLOG.
Creato con Webnode
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia